Un minuscolo riquadrino sul Sole 24 Ore all’origine dell’operazione del Polo della Logistica di Passo Corese

15 maggio 2011

Era il 4 dicembre del 2001, quando il Consorzio Industriale pubblicava sul Sole 24 ore un riquadrino di avviso di selezione per manifestazione di interesse. Le manifestazioni di interesse dovevano pervenire entro le ore 12 del 4 gennaio 2002. Dalle manifestazioni pervenute il Consorzio ha poi proceduto (impiegandoci circa due anni) a selezionare un gruppo di imprese a cui ha affidato l’operazione attraverso una convenzione stipulata in data 29 ottobre 2003. Nella convenzione l’operazione fu affidata quindi a una ATI (associazione temporanea di imprese) composta dalla Imac – Immobiliare Maccaferri SpA (capogruppo), dalla Adanti SpA e dalla Infrastrutture Sabine Scarl, quest’ultima costituita il 29 gennaio 2003, un anno dopo quindi la scadenza del termine di selezione per manifestazione di interesse. Questa ATI fu poi trasformata nella Parco Industriale della Sabina SpA, costituita il 14 settembre 2004. Ecco infatti l’elenco delle società e egli enti che compongono la Parco Industriale della Sabina SpA:

  • Seci Real Estate SpA (44% del capitale sociale) [ex Imac Immobiliare Maccaferri SpA]
  • Adanti SpA (5% del capitale sociale)
  • Infrastrutture Sabine – Società Consortile a r.l. (48% del capitale sociale)
  • Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti (1% del capitale sociale)
  • Provincia di Rieti (1% del capitale sociale)
  • Comune di Fara in Sabina (1% del capitale sociale)

Il 25 ottobre del 2004 viene poi costituita la Corese Costruzioni Srl costituita per il 51% dalla Adanti SpA e per il 49% dalla Infrastrutture Sabine – Società Consortile a r.l.

Dettaglio inserzione avviso di manifestazione di interesse

Dettaglio inserzione avviso di manifestazione di interesse

Scarica la pagina intera contenente l’inserzione di avviso di selezione per manifestazione di interesse del Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti pubblicata sul Sole 24 Ore del 4 dicembre 2001 (PDF, 3,9 MB).

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Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti e un illecito da 3 milioni di euro

30 aprile 2011

Ieri, durante la conferenza stampa di presentazione della lista civica Fara Virtuosa, che sostiene la candidatura a sindaco di Paolo Campanelli, è stata data lettura del paragrafo “3.5 – Frodi e illeciti nella gestione di contributi nazionali e comunitari” relativo alla relazione del Procuratore Regionale del Lazio Pasquale Iannantuono (pag. 40-41), per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 (Corte dei Conti, adunanza del 2 marzo 2011). Il paragrafo in questione è il seguente:

«Altra vicenda di indebita erogazione di fondi provenienti sia da enti pubblici nazionali – Stato e Regione – che dall’Unione europea è quella che vede il coinvolgimento del Consorzio per il Nucleo di industrializzazione di Rieti/Cittaducale. Detto soggetto pubblico ha fraudolentemente presentato una falsa documentazione attestante, anche mediante la cessione delle aree destinate alla localizzazione del Nucleo, la partecipazione dei privati in ragione almeno del 20% della spesa complessiva del progetto. Costituendo questa partecipazione un requisito fondamentale per il cofinanziamento nazionale e comunitario, in tal modo il Consorzio si è reso indebito percettore di fondi pubblici per oltre 5,823 miliardi delle vecchie lire, che non sono mai stati restituiti e che risultano distratti dalle finalità istituzionali per ignota destinazione

Non ne siamo stupiti: le associazioni e i comitati che compongono Fara Virtuosa stanno denunciando da anni le illegalità, manifeste e diffuse, che hanno portato allo scempio del territorio di Fara in Sabina perpetrate, guarda caso, proprio dal Consorzio, con il benestare della Regione Lazio e la complicità della destra e sinistra locale e provinciale, per l’operazione di speculazione immobiliare da dieci milioni di metri cubi di cemento denominata Polo della Logistica. Sappiamo ora, direttamente dalle procure, che i signori del Consorzio, durante la loro fulgida e ricca carriera, si sono dilettati in frodi da milioni di euro. Mandiamoli a casa subito, e ripristiniamo la legalità nella nostra provincia e in particolare qui a Fara, dove una sola lista ha il coraggio di opporsi a questo malaffare: Fara Virtuosa.

La relazione del Procuratore Regionale è scaricabile dal sito della Corte dei Conti.

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Lo scempio della Sabina

27 aprile 2011

Segnaliamo un pezzo di Marco Bombagi sul suo blog Any given Saturday, intitolato Lo scempio della Sabina:

http://marcobombagi.blogspot.com/2011/04/lo-scempio-della-sabina.html

Ottimo il corredo fotografico, tra cui una galleria (da vedersi a tutto schermo) in fondo alla pagina che mostra importanti ritrovamenti di epoca romana rinvenuti nell’area del Polo della Logistica di Passo Corese.

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Per S.E. il Prefetto di Rieti: Dieci domande sul polo della logistica

20 aprile 2011

Gentile Prefetto, notevolmente preoccupati per ciò che sembra un lungo vuoto di rappresentanza Statale nell’area archeologica relativa al Polo della Logistica di Passo Corese, Le chiediamo:

1) Perché la dottoressa Alvino, responsabile dell’area per la Soprintendenza, dal 15 Dicembre è stata esonerata dall’incarico? E’possibile che la sua accortezza nelle indagini archeologiche e la lunghezza dei tempi che ciò implica abbiano ostacolato le richieste di tempi veloci più volte espresse con pubbliche lamentele dai responsabili del progetto?

2) Era poco efficiente? Era troppo efficiente? E’ possibile rendere pubblica la dettagliata motivazione per la quale è stata rimossa dall’incarico che ha tenuto per ben dieci anni?

3) Quale funzionario del Ministero, dal 15 dicembre, sovrintende sul luogo e direttamente alle indagini e svolge quindi una relazione puntuale dei ritrovamenti? Chi rappresenta lo stato nel cantiere di Passo Corese? Ci sono o ci sono stati dei vuoti di rappresentanza statale in uno dei più grandi e più discussi cantieri italiani? Di chi è la responsabilità? Quali le conseguenze?

4) Perché lo staff tecnico di archeologi e topografi che lavorava con la dott.ssa Alvino è stato esonerato dall’incarico?

5) Erano poco efficienti? Erano troppo efficienti? Qual è il loro curriculum?

6) Perché i lavori di scavo archeologico sono stati affidati ad una nuova società, denominata Land?

7) I nuovi tecnici sono più qualificati dei precedenti? Per quale motivo? Qual è il loro curriculum?

8) Oltre ai numerosi ritrovamenti già noti, tra cui una strada glareata con diverticula che va da Cures Sabini al tevere, e che blocca a metà l’espansione del Polo (vedi foto manifesto-asi-A4), è al corrente lo Stato del ritrovamento di una villa romana, ancora tutta da scavare, sulla cima della collina che sovrasta lo sfasciacarrozze?
E’ al corrente lo Stato del fatto che la villa insiste proprio al centro dell’area archeologica e che questo fatto, di per sé, impedirebbe la realizzazione del progetto del Polo? (Vedi foto P1020549: la villa è indicata sulla sommità del colle)

9) E’ al corrente lo Stato della presenza di un grandissimo ambiente ipogeo sotterraneo di 600 metri quadrati, dove si può stare anche in piedi, nelle vicinanze del polo della didattica? (vedi foto P1020531, l’ipogeo è ai piedi del palo della luca sulla destra).

10) E’ al corrente lo Stato dell’esistenza di un grande pianoro, sopra la pompa di benzina, dove c’è una grande vasca d’acqua romana (foto P12020536) con un diametro di una decina di metri, una via glareata (foto P1020548) , vari pozzi (foto P1020542), vari ambienti (foto P1020537), in sostanza una preziosa testimonianza di un luogo adibito alla lavorazione di manufatti?

Le chiediamo quindi che voglia cortesemente esprimersi sui punti precedentemente elencati, che l’area Archeologica sia trattata come tale, come indicato dal PTPR della Regione Lazio, e non come una somma di beni puntuali, che non ne venga svincolata a fini costruttivi alcuna parte prima che l’intero lavoro di indagine archeologica sia concluso e che il valore e l’importanza dell’area vengano quindi valutate nella loro interezza.

Le chiediamo infine, cortesemente, di voler ascoltare direttamente, a proposito dell’area, le testimonianze degli illustri archeologi indipendenti che l’hanno indagata in passato, dalla Prof.ssa Maria Pia Muzzioli che all’area ha dedicato il libro “Cures Sabini” della collana Forma Italiae alla Prof.ssa Helga di Giuseppe, che all’area ha dedicato, insieme alla British School at Rome, il volume “Sabinensis Ager Revisited”.

Ringraziandola per la Sua attenzione, le inviamo i nostri più cordiali saluti.

Legambiente Bassa Sabina, il direttivo
20 aprile 2011

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La Sabina che non vogliamo

16 aprile 2011

Sabina Magazine, il periodico diretto da Maria Grazia Di Mario, dedica nuovamente molto spazio nel numero di aprile/giugno 2011 al Polo della Logistica di Passo Corese, in particolarmente alla variante che ha “magicamente” regalato alla società privata che gestisce l’operazione immobiliare il raddoppio della cubatura.

Leggi il PDF della rivista Sabina Magazine Aprile-Giugno 2011.

Per motivi di spazio le ultime tre domande rivolte durante l’intervista a Paolo Campanelli sono state ridotte, eccole di seguito in originale.

Perché?
«Perché chi è entrato nella Spa ha avuto meno costi di quanto previsto dal piano originario e ha ottenuto al contempo raddoppio delle cubature, quindi degli incassi, grazie alla variante. Ma c’è dell’altro: lo scandalo dell’esproprio, anche lì sono stati elargiti molti meno soldi di quanti avrebbero dovuto essere, con conseguente danno erariale».

Si spieghi meglio!
«Anche in questo caso sono evidenti una serie di irregolarità, intanto, nel luglio del 2008 i terreni vengono espropriati senza che la variante sia stata approvata (lo sarà nel marzo 2009), dunque ben prima di avere il titolo per farlo e con procedura d’urgenza. C’è dunque da domandarsi quale fosse stata l’urgenza di un esproprio che precede addirittura l’approvazione! Il fatto più grave è però quello di aver espropriato al prezzo di valore agricolo terreni che, già dal 2004, erano diventati industriali edificabili; le leggi dicono che bisogna espropriare al valore di mercato della destinazione d’uso, dunque in parole povere ‘sono stati svenduti ai privati’ nonostante una rideterminazione del prezzo con alcuni espropriandi ben lontana dai valori di mercato».

E ora che si può fare?
«Ci sono gravi omissioni e falsità nella documentazione pubblica, di questa affermazione mi assumo ogni responsabilità, sono cose riscontrabili oggettivamente. Ci sono elementi forti quindi per meritare un’indagine approfondita, tant’è che addirittura anche Chicco Costini reclamò tempo fa in Provincia una commissione d’inchiesta. Ai tempi prevalse ovviamente la linea di chi governa il palazzo d’oltre Velino, idea spesso sbandierata anche dal consigliere regionale Mario Perilli e dallo stesso presidente del Consorzio Andrea Ferroni, di una Consulta, ma non è stata mai istituita: non sembra quindi esserci volontà politica di fare un po’ di chiarezza, chissà perché…».

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Presentazione del libro La Colata

10 marzo 2011

Un’occasione per parlare di cementificazione in Italia e fare il punto sulla più grande operazione di cementificazione in atto, quella del Polo della Logistica di Passo Corese a Fara in Sabina.

Sabato 29 gennaio 2011 alle 21.00 presso la Sala Farnese di Poggio Mirteto, piazza Mario Dottori, si è svolta presentazione del libro “La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro” di Garibaldi, Massari, Preve, Salvaggiulo, Sansa. Chiarelettere, 2010.

Sono intervenuti:
Andrea Garibaldi (co-autore del libro) ai minuti 08:35 – 51:09
Paolo Campanelli (Associazione Sabina Futura) al minuto 25:07
Relatore:
Guido Accascina (Ingegnere) ai minuti 00:00 25:02 49:41

Un ringraziamento a Paolo Lapponi, autore del video.

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Polo della Logistica di Passo Corese: per il WWF i lavori non potevano iniziare

29 dicembre 2010

Il WWF Lazio ritiene inaccettabile l’utilizzo dei termini di ‘sostenibilità e valorizzazione delle potenzialità del territorio’ nell’accezione data dal Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti nell’ambito della comunicazione istituzionale per definire le caratteristiche dell’operazione da 10 milioni di mc di cemento del Polo della Logistica, che si riverserebbero sulla Sabina, territorio dell’antica città di Cures.

Così come inappropriata sembrerebbe la rassicurazione dei vertici dell’Ente, ribadita recentemente a mezzo stampa, relativamente alla presunta legittimità delle procedure tecnico-amministrative seguite, nonché sull’acquisizione di tutti i pareri, compresa la valutazione di impatto ambientale.

Qualche passaggio, ictu oculi, deve essere presumibilmente sfuggito al Consorzio proponente.

Non risulterebbe, infatti, al WWF Lazio, che sia stata portata a termine la verifica di ottemperanza richiesta dall’Ufficio Valutazione Impatto Ambientale dalla Regione Lazio.

In quella sede si chiedeva che, prima dell’approvazione del progetto definitivo e, quindi, prima del rilascio del permesso a costruire e dell’avvio dei lavori, si sottoponesse nuovamente agli Uffici competenti il progetto per la verifica dell’adempimento alle prescrizioni indicate.

“Dalla documentazione esaminata dalla nostra Associazione – dichiara Antonio Rotundo delegato pianificazione del WWF Lazio – ancora non risulterebbe redatta la determinazione conclusiva relativa alla predetta verifica proprio perché il progetto presentato non avrebbe ottemperato alle prescrizioni.”

“Per tale motivo – dichiara Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio – la nostra Associazione ha chiesto, secondo quanto previsto dal Codice dell’Ambiente, all’Area VIA della Regione Lazio, autorità competente, di esercitare il controllo sull’osservanza delle prescrizioni impartite in sede di valutazione di impatto ambientale e, nel caso si accertassero violazioni delle prescrizioni impartite o difformità sostanziali da quanto disposto dalla pronuncia VIA, di disporre la sospensione dei lavori e l’eventuale ripristino dello stato dei luoghi e della situazione ambientale a cura e spese del responsabile. Auspichiamo per converso che la sostenibilità e la vera valorizzazione del territorio passino per adeguati e partecipati strumenti di pianificazione, che privilegino prioritariamente la vocazione delle aree e soprattutto la conservazione del territorio e non certamente le ruspe e il consumo di suolo.

L’Associazione si appella e lancia la sfida a Regione, Sovrintendenza, Provincia di Rieti, Comune di Fara in Sabina e sindacati per ripensare tutti insieme un nuovo modello di sviluppo della Sabina che punti sulla salvaguardia del paesaggio agricolo e delle emergenze storico-archeologiche presenti, anche in attuazione di quanto previsto dalla L.R. 24/98.

Solo così la Sabina potrà essere terra di turismo sostenibile, a fronte di un’alternativa, quella attuale, che destinerebbe questo territorio a mero passaggio di tir e merci, con prospettive economiche e sociali alquanto incerte e insostenibili sotto il profilo ambientale”.

Roma 28 dicembre 2010

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TG3 Lazio con Buongiorno Regione sul Polo della Logistica di Passo Corese

20 dicembre 2010

Il servizio che il TG3 Lazio con Buongiorno Regione ha realizzato il 9 dicembre 2010 in diretta da Passo Corese relativamente al Polo della Logistica. Conduce sul posto Alfredo Di Giovampaolo. Interviene Paolo Campanelli presidente dell’associazione Sabina Futura, Lorenzo Parlati presidente di Legambiente Lazio e Vincenzo Mazzeo sindaco di Fara in Sabina.

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Sabini giù dal trono. Da Cures al Polo Logistico di Passo Corese

17 dicembre 2010

Sabina Magazine, il periodico diretto da Maria Grazia Di Mario, dedica gran parte del numero di dicembre/gennaio 2011 al Polo della Logistica di Passo Corese, soprattutto relativamente alle questioni archeologiche.

Leggi il PDF dell’articolo (copertina magazine + articolo).

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Cures: le ruspe cancellano la storia

16 dicembre 2010

Il Fatto Quotidiano dell’11 dicembre 2010 dedica una pagine a firma di Ferruccio Sansa, uno degli autori del libro La Colata, sull’operazione Polo della Logistica di Passo Corese.


Leggi il PDF dell’articolo.

Segue testo.

MALITALIA

Cures: le ruspe cancellano la storia

Un enorme cantiere sulle colline di Rieti sopra ai resti dell’antica città sabina

FERRUCCIO SANSA

La tutela del patrimonio archeologico all’italiana: ruspe che lavorano senza sosta per realizzare dieci milioni di metri cubi di capannoni industriali e spianano le colline dove sorgeva la città sabina di Cures. Dove basta camminare nei campi per trovare resti di antiche ville, necropoli, acquedotti e templi. Siamo a Passo Corese (Rieti), a 40 chilometri da Roma: miliardi di euro di investimento per il cantiere più grande d’Italia. Un progetto voluto da centrosinistra, centrodestra e sindacati. Tutti d’accordo, tranne i comitati degli abitanti che si vedono scomparire le colline. E gli archeologi che qui speravano di poter trovare i resti della città di Numa Pompilio e Tito Tazio, antichi re di Roma.

Ormai è perfino difficile immaginare la vita degli antichi sabini, con l’immenso cantiere che stravolge il paesaggio. Allora il nostro viaggio deve partire da una fotografia: ecco una cascina, quella terra chiara che ti ricorda il sole e ti dice che sei al Sud. Poi i campi segnati da solchi precisi. È un’immagine recente, ma sembrano passati secoli. Adesso vedi soltanto caterpillar. I rilievi morbidi che segnavano il paesaggio sono spariti insieme con il profumo e i rumori della campagna. Senti soltanto quelli dei motori e voci di operai.

È il 2000 quando il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti (un soggetto pubblico) lancia un nuovo piano regolatore consortile che prevede un Polo Logistico a Passo Corese. Sulle mappe è una grande macchia blu a due passi dal Tevere.

Basta sovrapporre la carta a quella tracciata dagli archeologi per accorgersi che la campagna qui è una miniera: ovunque trovi antichi cocci, resti millenari. Nel 1980 Maria Pia Muzzioli dedica a queste colline uno studio nella prestigiosa collana Forma Italiae. In pochi metri quadrati sono censiti 189 siti archeologici. Il risultato di uno studio del 2000 per la British School of Rome è ancora più sorprendente: una ricognizione superficiale rivela i resti di 13 ville. Senza contare i depositi di materiale antico e i 4 insediamenti del Paleolitico.

L’area è dentro al Parco archeologico

“È un sito ricchissimo perché la presenza dell’uomo comincia migliaia di anni fa e lascia tracce fino all’epoca romana. Qui si trovava l’antica Cures, con il suo porto sul Tevere. E forse anche le catacombe di Sant’Antimo”, è convinta l’archeologa Helga Di Giuseppe che ha lavorato con la British School. “La cosa più straordinaria – racconta Muzzioli – è, anzi era, il contesto, l’insieme, che si è mantenuto integro per migliaia di anni”.

Già, fino all’arrivo delle ruspe. È Paolo Campanelli (presidente dell’associazione Sabina Futura che si batte contro il progetto) a ripercorrere le tappe: “Nel 2001 un’inserzione invita le società a manifestare il loro interesse. Nel 2003… ma c’è stata una vera gara?… arriva la convenzione con l’Ati che realizza il progetto miliardario e avrà in concessione le aree per 99 anni”.

Intanto nel 2004 viene siglato il Piano Territoriale e Paesistico della Regione Lazio (presidente Francesco Storace): l’area dei capannoni è compresa nelle mappe delle zone a “vocazione di Parco Archeologico”. Non importa: il progetto va avanti. Ma che cosa prevede esattamente? Sembra l’Eden, a sfogliare l’opuscolo con cui gli enti locali – il comune di Fara Sabina e la Provincia di Rieti, entrambi di centrosinistra – informano i cittadini di quello che sta per accadere alla loro terra. “Il Polo logistico, la nuova risorsa di Passo Corese”, è il titolo. Poi fotografie di prati verdi, dove mamme con le carrozzine si muovono felici. Intanto nel 2009 con poche righe la Regione (guidata da Piero Marrazzo) approva una variante al piano regolatore consortile che porta la volumetria dei capannoni a quasi 10 milioni di metri cubi.

A confrontare le colline spianate dalle ruspe con le immagini dell’opuscolo viene qualche dubbio. Così come colpiscono al computer: “Duecento ettari di capannoni alti 15 metri, quasi l’equivalente di una città come Rieti”, raccontano all’associazione Sabina Futura. E snocciolano i dati: “Le ruspe si stanno portando via 1.400 ulivi, 3.000 viti, 3.000 alberi da frutto, cento ettari di coltivazione a foraggio e cento a grano”.

Non ci sono solo conseguenze sul patrimonio archeologico, ma anche sull’agricoltura. I sostenitori del progetto parlano di centinaia di nuovi posti di lavoro. Possibile, ma quanti ne sarebbero arrivati (e sono invece andati perduti) se una campagna intatta e vicina a Roma avesse investito nel turismo?

L’opera porterà 4 milioni di indennizzi

Fabio Melilli, presidente della Provincia di Rieti dal 2004 e presidente dell’assemblea regionale del Pd Lazio, si dice “favorevole” al progetto. Racconta: “È un’area strategica con l’autostrada e la ferrovia, è naturale che il Polo nasca qui”. E le critiche di abitanti e associazioni? “Legittime, ma tardive. Il progetto è di dieci anni fa, se lo avessimo bloccato avremmo dovuto pagare milioni di risarcimento”. Ma i resti archeologici? “La Sovrintendenza finora non ha trovato nulla di straordinario”. Questa è una delle campagne più belle d’Italia, ogni weekend vengono migliaia di romani in cerca del verde… “Vero, siamo nella Val d’Orcia del Lazio…”. Ma in Toscana non costruiscono 300 ettari di capannoni… “Si può ridurre l’impatto del Polo con strutture più attente all’ambiente”.

Chissà. Vincenzo Mazzeo, sindaco di Fara Sabina, difende il progetto: “Frange estreme lanciano messaggi apocalittici. Il Polo porterà lavoro. Noi abbiamo preteso che fossero realizzate opere viarie e depuratori”. La sinistra anche nel Lazio è amica del cemento? “Falso, noi abbiamo stoppato il mega-progetto di un nodo intermodale delle Ferrovie”. Mazzeo, però, aggiunge: “Io non ho più l’Ici sulla prima casa, dove prendo i soldi, come risolvo i problemi? Quest’opera ci porterà quattro milioni di indennizzi”. Il sindaco, come il presidente della Provincia, spiega: “Comunque il progetto è stato avviato prima del mio arrivo”. Ammette: “Quando vedo tutta quella roba là mi si chiude il cuore… A nessuno sta a cuore la Sabina più che a me, ho investito sulla produzione dell’olio, sull’ambiente. E da oggi cambieremo e invertiremo il ciclo”. Troppo tardi, forse.

Affare miliardario e mattone

Ma chi sta dietro il cantiere miliardario? Nella società Parco della Sabina spa che realizza l’opera sono soci (con l’1% ciascuno) la Provincia di Rieti, il Comune di Fara Sabina e il Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Rieti presieduto da Franco Ferroni. Ma la parte del leone l’hanno i privati: tra questi – con il 44% – la Seci che fa capo al Gruppo Maccaferri, uno dei giganti emiliani delle costruzioni. Il presidente Gaetano Maccaferri è anche stato numero uno dell’Associazione industriali di Bologna. Giuliano Montagnini, presidente della “Parco della Sabina”, siede in tante società immobiliari e miliane, a cominciare dalla Edilcoop.

Nel 2008, il Silp – sindacato di polizia della Cgil – parlava di “palesi tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata” proprio nella zona di Passo Corese. Spuntava il nome dei Casalesi, che hanno fatto la loro fortuna con il mattone. Anche se la camorra non c’entra con le società che realizzano il Polo,qualche cautela pare doverosa.

C’è anche chi teme che il Polo possa trasformarsi in una gigantesca operazione immobiliare. Avverte Campanelli: “Sono in costruzione a servizio del Polo un depuratore sufficiente per 30.000 abitanti e un campo pozzi capace di prelevare 1.300.000 litri d’acqua al giorno, cioè il fabbisogno di 25-30.000 abitanti. Non vorremmo che attraverso qualche alchimia all’italiana, come il Piano Casa della giunta Polverini o altri provvedimenti, si riuscisse a trasformare l’area in zona residenziale. Così sulle rive del Tevere potrebbe nascere una città grande come Rieti”.

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